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Medical excercise

Il Rolfing: ritrova il tuo benessere in dieci sedute

Posted: 01/09/2011 alle 11:23 am   /   by   /   comments (0)

Migliorare il proprio benessere agendo su problemi strutturali come mal di schiena e dolori cervicali, per ritrovare, in sole dieci sedute, il proprio equilibrio psicofisico: sono questi gli obiettivi del Rolfing, un metodo di lavoro corporeo nato dalle intuizioni della Dottoressa Ida Rolf negli anni Quaranta e, dal 1990, diffuso anche in Italia grazie all’Associazione Italiana Rolfing.

Ma cos’è, esattamente, il Rolfing? Questa tecnica, nata col nome di “Integrazione Strutturale”, si basa su una visione olistica della persona, che deve esprimere armonia nella sua postura e nel movimento. Applicando un tocco sensibile e deciso, il Rolfer aiuta a liberare il corpo da restrizioni nel tessuto connettivo e consente alla struttura corporea di allinearsi nel campo della gravità.

Il Rolfing, infatti, è l’unico metodo a partire dal presupposto che un corpo ‘ben organizzato’ abbia come migliore alleato proprio il campo gravitazionale in cui si vive. Esso, inoltre, non tratta i sintomi localmente, poiché mira a riassestare l’intera struttura piuttosto che limitarsi ad agire sul singolo problema.

Per il Rolfing è quindi indispensabile armonizzare la relazione tra la struttura e i suoi movimenti con la forza di gravità: è questo che lo rende uno strumento unico, fondato sulla concezione che il nostro corpo non sia una macchina composta da singole parti, ma un’unità ‘priva di cuciture’. Per beneficiare degli effetti del Rolfing vengono proposte dieci sedute – personalizzate per ciascun individuo -, dopo le quali i risultati del lavoro continueranno a manifestarsi autonomamente nel tempo.

L’AssociazioneItaliana Rolfing

L’AIR – Associazione Italiana Rolfing nasce nel luglio del 1990 come associazione non a scopo di lucro, con diverse funzioni:

–      riunire i Rolfer, professionisti abilitati dal Rolf Institute, che operano sul      territorio italiano

–      difendere i loro diritti ed interessi professionali

–      diffondere la conoscenza e gli obiettivi del Rolfing in Italia

–      promuovere corsi di aggiornamento per i suoi membri e vigilare affinché i membri rispettino le regole etiche e professionali come specificato nello Statuto dell’Associazione.

Dal 1990 ad oggi il numero degli associati, e quindi delle persone che hanno scelto il Rolfing come professione, è aumentato costantemente. 

Pur essendo un metodo che si colloca fra i tipi d’intervento più efficaci, per il suo approccio olistico e sistemico, in Italia i rolfer restano tuttavia un numero limitato. I corsi di formazione, infatti, richiedono un impegno ed energie tali che solo le persone molto motivate riescono a portarli a termine con successo. 

Fino al 2001 la formazione si svolgeva in forma intensiva (concentrata nell’arco di un anno e suddivisa in tre periodi di 3 + 8 + 8 settimane continuative per la formazione di base) ed in lingua inglese. 

Dal 2002 è iniziato un training modulare (diluito nell’arco di due anni e suddiviso in moduli di 4/7 giorni intervallati da periodi di 40 giorni circa di riposo) che attualmente si sta tenendo in Germania, in lingua inglese, e in Italia, in Italiano. Il progetto sarà di estendere tale esperienza ai vari paesi dell’EU tenendo corsi nelle lingue locali. Per tutte le informazioni basta visitare il sito ufficiale dell’AIR: www.rolfing.it

Il Rolfing in quattro domande

A chi si rivolge?

A chiunque soffra di risentimenti a carico della colonna vertebrale, di affezioni artrosiche o di problemi legati al corretto mantenimento della postura eretta, a chiunque voglia migliorare le proprie performance atletiche, la propria flessibilità. E a chiunque voglia “sentire” di più il proprio corpo, conoscerlo, viverne meglio le emozioni, o ritardarne i processi d’invecchiamento. Insomma, davvero a chiunque!

Come si agisce?

Dopo un colloquio preliminare, che serve per raccogliere quante più informazioni possibili, il processo del Rolfing si svolge nell’arco di dieci sedute, ognuna diversa dall’altra, ognuna caratterizzata da un obiettivo ben preciso. Le sedute agiscono sull’intero territorio corporeo, dagli strati più superficiali a quelli più profondi.

Proprio perché il corpo è un’unità, l’intervento dovrà essere globale e non limitarsi a specifici distretti corporei. Tanto meno si limiterà a trattare il sintomo, ma vedrà di ricercare un’armonia in tutto il corpo, per favorire il benessere. La serie di sedute di base segue un percorso preciso che orienta la persona verso una migliore capacità di adattamento nel campo gravitazionale, il vero ‘alleato’ del paziente, tanto che, nei corsi di formazione, la frase “la gravità è il terapista” è una delle più frequenti. Il Rolfing è l’unico sistema a prendere in considerazione la persona in relazione all’ambiente in  cui vive, ovvero il campo gravitazionale. Se, infatti, noi vivessimo nell’acqua, sicuramente non svilupperemmo disturbi come lombalgie o dolori articolari, perché non saremmo sottoposti alla pressione costante della forza di gravità.

Le persone si rivolgono al Rolfing per motivi diversi: alleviare croniche tensioni fisiche, migliorare la postura o per motivi professionali come nel caso di ballerini o atleti, per migliorare le loro performances.

Spesso il dolore è la motivazione che induce a cercare un aiuto.

Obiettivo del Rolfing è aiutare le persone a ritrovare il loro benessere.

Ciò si ottiene attraverso l’azione sulle fasce, la rieducazione delle proprie percezioni e la ricerca di armonia nel movimento. Nella sua azione sulle fasce, mirata al rilascio dei blocchi corporei, il Rolfer utilizza diverse forme di tocco: un tocco esperto che consente al paziente di portare l’attenzione su sé stesso e riconoscere sensazioni e movimenti propri. Questo processo di conoscenza avviene all’interno dei confini stabiliti dal cliente. L’intensità del lavoro fisico, quindi del dolore che si potrebbe sentire, è misurata per rimanere entro questi confini. L’esperienza del Rolfing risulta diversa da persona a persona proprio perché ognuno di noi è un’entità unica e irripetibile che si costruisce nel tempo come risultato della propria storia.

Ciò che abbiamo verificato nel corso della nostra esperienza, è che durante questo processo, l’evidenziarsi di cambiamenti fisici, (quali una maggiore facilità di movimento e di libertà articolare, il delinearsi di una struttura più eretta e aggraziata), è accompagnato da un’esperienza di maggiore sicurezza emotiva che si riflette nei rapporti con l’ambiente circostante.

Un corpo correttamente bilanciato può manifestare maggiore stabilità e prontezza nel rispondere ai diversi stimoli esterni.

Quanto durano gli effetti benefici?

Gli effetti del Rolfing sono durevoli, molti cambiamenti avvengono già dopo la fine del ciclo delle sedute di base. L’apprendimento di un uso corporeo più razionale consente alla nuova struttura di durare a lungo nel tempo. Generalmente una o due sedute l’anno di “manutenzione” sono consigliate, invece in caso di traumi, grandi stress o malattie debilitanti poche sedute di “revisione” divengono necessarie.

E’ vero che il Rolfing è molto doloroso?

Negli anni Sessanta, quando il Rolfing ha iniziato a diffondersi negli Stati Uniti, era conosciuto non solo per la sua capacità di modificare la struttura in 10 sedute, ma anche per il male che si sentiva durante le sedute. In parte era vero, e a volte è vero anche oggigiorno, ma va detto che la tecnica si è di parecchio addolcita: è meno rude. Si è appreso che per superare un blocco ci sono tante possibilità, e non sempre la manipolazione diretta e decisa è la più efficace.

Se la manipolazione che pratichiamo si fa dolorosa, il Rolfer e il cliente insieme possono utilizzare questa sensazione sgradevole per raccogliere una serie di informazioni utili: ad esempio che la zona che si sta toccando presenta “tensioni”, rigidità, durezza, e non sempre queste zone sono così ovvie.

Spesso capita di ascoltare commenti da parte dei pazienti del tipo: “Non pensavo di sentire così male intorno alla scapola!”.

Altre informazioni che possiamo raccogliere riguardano il tipo di dolore: alle volte è un “male che fa bene”, fa male ma progressivamente qualcosa si “scioglie”, e il dolore scompare.

Superare il dolore è un’altra importante fase del processo di interazione del Rolfing: usare il respiro, sentire il sostegno da parte del Rolfer per lasciarsi andare, usare il movimento, modificare il ritmo accelerando e rallentando la manipolazione fino a trovare la sintonia, contrastare e accettare, sono esperienze che rafforzano e migliorano la flessibilità.

Davide Campione
www.rolfing.it
www.facebook.com/rolfing.it

 

 

 

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