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Approfondimenti

Chi è danneggiato e chi è favorito dal pensiero unico?

Posted: 27/04/2022 alle 10:46 am   /   by   /   comments (0)

Il pensiero unico, ampiamente sperimentato nella pandemia, ora continua con la guerra in Ucraina. Per rispondere alla domanda del titolo è utile il metodo Falcone: “segui  i soldi”. Di soldi, infatti, ne girano tanti nel sistema produttivo, finanziario, farmacologico, high tech, militare, ecc. E molti di questi poi convergono nell’informazione (editori legati al mondo del business, pubblicità, sponsor, ecc.) che inevitabilmente incidono anche sulla libertà di pensiero. E’ lecito pensare, infatti, che gli sponsor non pagano solo per la pubblicità, ma possono anche imporre palinsesti, contenuti, soggetti, personaggi, narrazioni, ecc.

E la politica? Non quella nobile che persegue il bene comune (esiste?) ma quella in mano ad uomini che la usano per i loro obiettivi, può sottrarsi a questo meccanismo? E gli Stati (e il loro PIL) possono competere con una o più multinazionali? Sono questioni molto complesse di macro sociologia – economia di cui si sono occupati magistralmente Luciano Gallino e Zigmunt Bauman.

Ma qui ci limitiamo al micro: cosa produce nel piccolo, nel quotidiano, questo stato di cose? Un brevissimo elenco, non esaustivo, di effetti, tutti strettamente interconnessi.

  1. Appiattimento delle notizie e delle analisi prodotte solo sul mainstream. La strategia più comune nelle interviste (metodo Gruber) è quella di infilare già nella domanda la risposta “giusta”. Se non si accetta segue scomunica con escalation di reazioni sui dissenzienti (vedi punto 2).
  2. Nuovo tipo di censura (democrature) in varie forme: ignorare, sconfessare, ridurre al silenzio, criminalizzare senza approfondire il senso di quel che si dice; estromettere dai dibattiti o si ammettono o per aggredirli verbalmente o per ridicolizzarli (es. posizioni free-no vax), oppure si interrompe continuamente l’interlocutore, gli si parlare sopra, si distorce e si falsa il senso di quanto detto (es. caso prof. Orsini);
  3. Dissonanza cognitiva: “una bugia ripetuta mille volte diventa una realtà”. Rilevare contraddizioni tra posizioni contrastanti produce un disagio (più o meno inconscio), a cui si fa fronte rifiutando l’elemento spurio-dissonante. Chi non è in grado di argomentare contro può solo inibire il pensiero critico a favore dell’omologazione. Stare dentro la “narrazione giusta”, quella dell’autorità, fa sentire bene. Straordinario il racconto di questo meccanismo (“bi-pensiero” e “neo-lingua”) nel romanzo “1984” di Orwell.
  4. Paura e annichilimento. L’ascoltatore terrorizzato dai ripetuti allarmi, paure, emergenze è disposto a tutto pur di ottenere sicurezza. Questo è un vantaggio sia per il sistema informativo che guadagna dagli alti ascolti dei servizi e dei reportage, sia per chi gestisce il sistema politico – finanziario che ottiene facile consenso su sacrifici, privazione della libertà, sottrazione di diritti.
  5. Deterioramento e decadimento cognitivo. La ripetizione ossessiva e semplificata di messaggi semplici, basici, binari (bianco/nero, giusto/sbagliato) mediante i media e i testimonial, portano ad un impoverimento delle facoltà di ragionamento. La disabitudine alla complessità inibisce la capacità di operare collegamenti tra eventi; non si memorizza quanto visto o ascoltato ieri e da chi, confrontandolo con l’oggi; così come inibisce i collegamenti logici tra quanto raccontato in TV e quanto accade nella vita reale.
  6. Cacciatori “fake news”. Ciliegina sulla torta: gli attori della narrazione propongono essi stessi (o delegano i cosiddetti debunker) a validare la “verità”. Peccato che il loro lavoro non è un confronto serio tra fonti alternative e indipendenti, con dati e spiegazioni diverse da quelle ufficiali; anzi nel caso ricorrono al metodo descritto al punto 2. La funzione del cacciatore di bufale è una specie di dose booster, un rinforzo, della “verità unica”. E così il cerchio del “pensiero unico” è completo e perfetto.