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Arte e cultura

Dov’è finito lo Stato Sociale? Perché tanto disprezzo per il Reddito di Cittadinanza?

Posted: 21/09/2022 alle 7:44 am   /   by   /   comments (0)

Ecco le domande cruciali, dopo aver preso atto che è finita la società del benessere così come l’abbiamo conosciuta nei decenni scorsi, travolta dalle infinite crisi che si stanno succedendo. E dov’è finito il Welfare State o Stato Sociale  accompagnato dal disprezzo verso tutte le sue garanzie incluso il Reddito si Cittadinanza?

Occorre un chiarimento preliminare per chi del W. S. conosce solo la versione “ultima”, quella denigratoria indotta da chi vuole relegare ai margini il ruolo dello Stato nell’era tardo-capitalista  assecondando l’ideologia neo-liberista.

Per S. Sociale (o Assistenziale, o W. S.) si intendono quelle politiche che uno Stato mette in atto per sostenere i cittadini in condizioni di debolezza – fragilità – disagio, o per prevenirne l’aggravarsi in momenti di particolare difficoltà. Un modello di Stato, quindi, che garantisce protezione e sicurezza sociale con interventi specifici su disoccupazione, invalidità, pensionamenti, maternità, istruzione, sanità ecc. cioè tutto quello che siamo abituati a ritenere “diritti” e che da qualche tempo sono sotto attacco.

Il modello del W.S. ha origine in Inghilterra, a partire dal secondo dopoguerra.  Nasce da una indagine sullo stato di disagio conseguente alla guerra (vedi Rapporto Beveridge) ed è stato poi ripreso e copiato da molti altri Paesi. Infatti proprio al modello sanitario pubblico (il NHS inglese) l’Italia e altri Stati, si sono ispirati per strutturare una  assistenza sanitaria universalistica (Legge 833/78).  Non a caso il W.S. entrò nel mirino dalla lady di ferro, la Thatcher, con non pochi risultati, anche se a tutt’oggi il NHS resta un orgoglio per l’Inghilterra che ne va fiera. Va da sé che Nazioni di convinta fede capitalistico – neoliberista come gli USA, non si sono mai sognati di adottare un simile modello.

Fatta questa indispensabile premessa passiamo alle critiche che troppo spesso si fanno ad alcune misure ritenute, con disprezzo, puro assistenzialismo, come il RdC.

  1. Il RdC rientra, senza dubbio, in un sistema di garanzie che un moderno Stato sociale e solidale mette in atto per proteggere e difendere i suoi cittadini più deboli.
  2. La parte “lavoro” del RdC, cioè l’impegno ad esperire ogni tentativo di collocare o ri-collocare queste fasce di popolazione nel mercato del lavoro, è la parte più ambiziosa e lungimirante del progetto. Ma era chiaro, fin dall’inizio, che non fosse un obiettivo attuabile in tempi brevi. Inoltre tutti hanno remato contro (per farlo fallire?) a partire dalla Regioni responsabile di molti passaggi del processo. Invece si è voluto scaricare, a torto, tutta la responsabilità sulla figura dei nagivator  quando invece è arcinoto che i centri per l’impiego sono un punto debole da sempre.  
  3. Molti esperti (ad es. la Saraceno dapprima contraria, poi convertita e arruolata dal governo Draghi per riformare il RdC, ma rimasta inascoltata si è dimessa) hanno riconosciuto che è una misura molto utile per il contrasto alla povertà i cui fruitori sono essenzialmente chi non può lavorare o il cui ricollocamento nel mondo del lavoro risulta difficile (per salute, età avanzata, bassa scolarizzazione, ecc.). Fatta la tara dei casi di abusi, truffe, falsi ecc. che vanno perseguiti e puniti,  la figura del giovane ozioso sul divano, è una narrazione molto triste e falsa , che ritorna ogni volta che si vuole scaricare sulle vittime il peccato di scelte politiche inadeguate o da addebitare alla tipologia di mercato del lavoro.
  4. Concorrenzialità del RdC con il mercato del lavoro (nero – sottopagato – sfruttato). Questa è il succo della lamentela che puntualmente fanno alcuni imprenditori quando dicono di non trovare giovani per lavori saltuari o malpagati (ristorazione, turismo, agricoltura, ecc.). E’ legittimo che tra le opzioni salario minimo con sfruttamento (cioè schiavitù)  e stesso salario senza sfruttamento si scelga l’ultima opzione.

Tra i 4 peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio ce ne sono due che rientrano in questo ragionamento: oppressione dei poveri e defraudare la giusta mercede agli operai. Ma neppure i politici che si professano cattolici si ricordano questo passo del Catechismo. Pertanto se il RdC fa concorrenza al lavoro sottopagato è un’ OTTIMA cosa, molto giusta! Il lavoro deve essere il mezzo per accedere ad una vita dignitosa. Se non lo fa (e oggi non solo ci sono molti lavoratori poveri ma si muore anche facendo uno stage) è molto più etico essere assistiti dallo Stato che fare lo schiavo in una piantagione di cotone. Quindi, per favore, nessuna retorica su chi non può accedere ad un lavoro dignitoso.

Dopo quanto detto  essere contro lo Stato sociale e il RdC equivale ad essere neoliberisti e parteggiare per il capitalismo (soprattutto quello finanziario) per cui il lavoro è merce, anzi merce di scarto. E la favoletta della spesa sociale (e dei furbetti che ne approfittano) quali responsabili  dell’indebitamento degli Stati  (si veda Gallino: il colpo di Stato di banche e governi,) è un alibi perfetto per demolire ogni iniziativa che si faccia carico di sostenere lavoratori e fasce deboli.

Credo che ce ne sia abbastanza per chi, intellettualmente onesto, la smetta di sparare sul RdC.

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