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Bellezza

Tacchi alti: perché rinunciare?

Posted: 10/10/2012 alle 8:43 am   /   by   /   comments (1)

Un tacco dodici indossato per più ore di fila può pietrificare le dita dei vostri piedi e provocare dolorosissime vesciche. Se poi consideriamo altre complicazioni alla salute quali cellulite, alluce valgosquilibrio della colonna vertebrale ed infiammazioni muscolari, i tacchi sembrano diventare armi improprie e non calzature iperfemminili.

La scarpa con il tacco alto è palesemente poco salutare, ma non può essere sottovalutata come straordinario alleato dell’autostima femminile. Niente rende una falcata più slanciata e sensuale di uno stiletto ai piedi, e diventa quasi obbligatorio indossare scarpe alte se la vostra altezza vi rende tozze e goffe con ballerine e sneakers. Non è detto quindi che equilibrio e buon senso non possano aiutarci a conservare quella che è una storica ricetta per la femminilità.

 Bastano una serie di accorgimenti per non rinunciare ai tacchi, senza lasciare che torturino i nostri piedi:

– indossateli solo per le “occasioni speciali” evitando imbarazzanti cadute in ufficio e in fila alla posta;

– prima di comprare il vostro modello preferito camminateci su per un bel po’ quando lo provate: considerata la posizione innaturale del vostro piede, non fidatevi solo del numero della scarpa ma fate attenzione al modello e alla tipologia di tacco (preferite quelli italiani a cono che hanno una porzione di sostegno del piede maggiore e scegliete scarpe col plateau che riducono il trauma);

– non usateli se non per 2, massimo 3 ore di seguito;

– non superate il tacco 12: oltre, il rischio caduta aumenta del 90%;

– mettete cerotti e cuscinetti in gel per prevenire le vesciche, anche sotto i collant;

non guidate mai con i tacchi ai piedi;

– ultimo consiglio risolutivo: tenete in borsa un paio di ballerine pieghevoli di riserva per cambiarle al momento opportuno e non ritrovarvi scalze. Finalmente le aziende si stanno attrezzando a produrle! 

 

 

 

Foto: highheelsdaily.com

Comments (1)

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  • 10/10/2012 alle 3:10 pm Enzo

    Viva la femminilità, ma entro i limiti del buon senso…

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