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Nutrizione

Fa male o no, il fritto è tradizione Napoli e Palermo si incontrano a tavola.

Posted: 30/01/2012 alle 8:40 am   /   by   /   comments (0)

SAN GIORGIO A CREMANO (NA). Sontuoso, gustoso, barocco…e quanti ancora sarebbero gli aggettivi adatti a rappresentare il fritto! Molti, considerando che nel Regno delle due Sicilie quest’ultimo era simbolo di ricchezza e benessere. In barba – dunque – a tutti i consigli salutistici che consigliano di non abusarne. Ma ogni abuso fa male, ed anche il fritto se consumato correttamente viene sdoganato e può trionfare sulle nostre tavole una volta a settimana.

Importante è usare olio di oliva, mantenere una temperatura che sia compresa tra i 160° ed i 180° e ricordarsi di non riutilizzare l’olio già usato.

A celebrare due grandi tradizioni un appuntamento firmato dall’Associazione Spaghetti Italiani, presieduta da Luigi Farina, realizzato in collaborazione con la storica pizzeria “Salvo” – Pizzaioli da 3 generazioni” e l’”Antica Panelleria da Nino” di Palermo.

“Napoli incontra Palermo” è stata una degustazione intensa, come ben si può immaginare, seguita alla presentazione del libro “Eat Parade” del giornalista RAI Bruno Gambacorta.

Sotto la guida della sapiente voce del professore Gaetano Basile, sono andati in scena siciliani e campani: le arancinette, la frittatina di maccheroni, il ciurillo con la ricotta, la frittura mista napoletana, il pani ca’ meusa, il panino con panelle e crocchè, i pastellati di verdura, le pizze fritte e  le rascature.

Con l’imbarazzo della scelta il pubblico presente ha potuto seguire – in particolar modo – la preparazione dei fritti siciliani, considerato che il palermitano Francesco Lelio era posizionato sulla terrazza della pizzeria, in una felice (climaticamente parlando) giornata invernale.

Un evento che ha rispolverato il tesoro che è nascosto dietro la tradizione meridionale degli street-food, democratiche prelibatezze a portata di mano.

Peccato che un po’ siano cambiati, forse omologandosi, perdendosi in materie prime meno buone, così come abbozza nel suo intervento Gambacorta: “...e come si può resistere ai fritti per chi come me è cresciuto a Napoli. Ogni due metri una rosticceria, ogni cinque una pasticceria. Ma se a vent’anni si può, ora per noi il fritto dev’essere fatto a dovere, forse una volta la qualità era superiore”.

Ma gli street-food tradizionali combattono contro quelli contemporanei: patatine in busta, merendine d’ogni genere, panini e varie da fast food.

Eppure l’appuntamento di domenica 22 gennaio ha avuto anche questo merito, far parlare di cibi veloci ma di gran gusto, che senza dubbio hanno bisogno d’essere rivalutati e tutelati.

Ed ecco perché il percorso narrativo offerto per l’occasione ha portato tutti – tra sapori ed immaginazione – in un tempo dimenticato.

Uno scontro tra due grandi miserie” – specifica Basile, “la frittura era un segno di ricchezza. Quando la si voleva ostentare, in un matrimonio ad esempio, si friggeva tutto, pur di eccedere ed ostentare”.

Uno status-symbol accoppato da un nuovo stile di vita, quello moderno, impolverato da altre necessità. Ma se quelle tristi rosticcerie/pizzerie con forni elettrici, tornassero a puntare su street-food tradizionali e di qualità (oltre che al forno a legna), forse avremmo riguadagnato almeno una parte della nostra memoria del gusto…

Un plauso – forse ovvio ma doveroso – va ai fratelli Salvo che nonostante la loro giovane età, hanno fatto della loro identità familiare e della tradizione, la base del loro lavoro. Sempre volti a migliorare…

Un plauso che si estende a questa gustosa prima “puntata” della Biennale del Gusto di Spaghettitaliani, certa che ne seguiranno di altrettanto gustose. Alla prossima!

Dott.ssa Antonella Petitti – Direttore “RosmarinoNews