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Uno di noi

Esci dal tuo “salotto”

Pubblicato: 13/09/2010 alle 1:11 pm   /   da   /   commenti (0)

Clearwater, Florida. Mi trovo qui per lo sviluppo di un importante progetto aziendale, e proprio in questi giorni mi sono reso conto di quanto sia stato e sia tuttora – ogni giorno – importante nella mia vita personale e professionale l’assimilare e il rendere automatico una cosa che automatica non lo era affatto.

Mi riferisco a quella che nei seminari e nei corsi di formazione viene definita come “zona di confort”, ovvero quell’insieme di azioni, cose e pensieri che ciascuno di noi si è costruito e che non gli causano alcuno stress. Tutti abbiamo bisogno di un salotto comodo dove stare, un bel divano confortevole sul quale rilassarci, ma finché stiamo lì e non ci confrontiamo con la realtà esterna non avremo mai la grande opportunità di crescere. E questo si applica sia alla vita personale che a quella professionale.

Bla bla bla, quante belle parole. Questo è ciò che sono portato a pensare nel momento in cui mi viene trasferito un concetto del genere; un insegnamento, fra i tanti che vengono trasferiti nei corsi in giro per l’Italia. Finché non lo faccio mio, non serve a un bel niente. Facendo un paragone, che trovo particolarmente calzante, è un po’ come allenare un muscolo.

Se faccio sempre lo stesso numero di ripetizioni o utilizzo sempre lo stesso carico (comunque lo stesso esercizio), difficilmente riuscirò a aumentare la massa del mio bicipite: è proprio nell’ultima – o nelle ultime due o tre – ripetizioni, quando sto soffrendo quel tanto che basta, quando sento il muscolo “tirare” che sto migliorando. Idem per la corsa: se voglio migliorare la mia performance non potrò fare il percorso che ho sempre fatto nei tempi che ho sempre tenuto, dovrò cambiare strada, pendenza, distanza, velocità: se voglio migliorare i miei muscoli o i tempi dovrò fare in modo di eseguire degli esercizi specifici, mettendo i miei muscoli in una condizione di stress al fine di migliorare.

Il “successo”, inteso come capacità di “far succedere” qualcosa, dipende per larga parte da tutto ciò, dalla nostra capacità di resistere e gestire situazioni che ci causano stress o che ci mettono nella condizione di dover affrontare un territorio per noi inesplorato.

Le persone che reputi di successo (qualunque sia la definizione di successo che preferisci) fanno proprio così. Alzando il livello di consapevolezza su questo elemento, inevitabilmente diventiamo più bravi in ciò che facciamo. Che si tratti di affrontare quelle telefonate che odiamo fare, che si tratti dell’imparare a dire di no, di mettersi a dieta e seguire un certo regime alimentare, di imparare una nuova lingua, stiamo diventando più bravi; dalla seconda volta in cui facciamo quella determinata azione o ci tuffiamo in una determinata situazione senza cercare di sfuggirle, quella stessa ci causa meno stress e quindi siamo in grado di affrontarla meglio. Nel momento in cui abbiamo finito il nostro allenamento, tornare in quel “salotto” cui facevo riferimento inizialmente è più piacevole, poiché portiamo con noi il gusto di aver fatto o raggiunto qualcosa di importante

E’ proprio questo uno degli elementi alla base del successo nel perseguire in nostri obiettivi: che si tratti di vita personale, di business, o di altro, è la capacità che abbiamo – e che possiamo sviluppare – nel gestire le condizioni di stress a farci eccellere o a lasciarci al punto di partenza. Dipende solo da noi: è questa la cruda verità. Non farlo significa abdicare ai nostri sogni, ai nostri obiettivi e raccontarsi un sacco di storie sul “non ne sono capace”, “ sono di costituzione robusta”, “si è sempre fatto così”, e tante altre fandonie con le quali ogni giorno cerchiamo di consolarci e annegare così il dolore che provoca il non esserci riusciti o l’aver rinunciato al nostro sogno.

Mai come in questo caso è vero ciò che disse Oscar Pistorius in una celebre intervista: chi perde non è chi gioca e arriva secondo, chi perde è chi si limita a guardare.

Dott. Oscar Platone – Redattore
Resp. Training Bogiatto Group

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