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Test del psa “gold standard” per il tumore della prostata: Riduce la mortalita’del 29%

Pubblicato: 02/10/2015 alle 6:26 pm   /   da   /   commenti (0)

Presentati al Centro Diagnostico Italiano i più recenti dati sulla validità del PSA e le più innovative tecniche diagnostiche per individuare precocemente il tumore alla prostata.
Relatore d’eccellenza Fritz Schroeder che discuterà con i colleghi del CDI alcuni casi complessi.

Lo screening del carcinoma prostatico effettuato attraverso il dosaggio ematico dell’Antigene Prostatico Specifico (PSA) ha dimostrato di poter ridurre del 29% la mortalità causata da questa patologia, che rappresenta il più comune tumore maligno solido nel maschio e la terza causa di morte per neoplasia. Inoltre, questa metodica, integrata con nuovi marcatori e innovative tecnologie di diagnostica per immagini, sta divenendo sempre più sensibile e affidabile come dimostra la progressiva riduzione del rapporto numerico tra i pazienti che devono essere sottoposti a screening e biopsia e trattati per cancro alla prostata e quanti sono effettivamente salvati.

L’attendibilità del PSA è mostrata dai dati più recenti di uno studio condotto su scala europea dall’Università di Rotterdam, coordinato dal professor Fritz Schroeder e presentato al convegno organizzato oggi a Milano dal Centro Diagnostico Italiano – CDI, dal titolo Il carcinoma prostatico: lo screening e le più recenti acquisizioni diagnostiche.

Si tratta di un aggiornamento di grande attualità poiché la reale efficacia dello screening del carcinoma prostatico attraverso il dosaggio ematico del PSA è stata negli ultimi anni contestata da diverse fonti scientifiche: i due più importanti studi internazionali, quello americano e proprio quello europeo dell’Università di Rotterdam, hanno fornito risultati nettamente contrastanti e solo l’indagine effettuata in Europa ha mostrato che il PSA porta a una significativa riduzione della mortalità.

Il prof. Schroeder discuterà inoltre alcuni casi concreti con i medici del Centro Diagnostico in una sessione dedicata.

Le nuove metodiche di diagnosi del tumore della prostata

Tradizionalmente la diagnosi di questa patologia si basa sull’esame obiettivo (esplorazione rettale), sulla misurazione del dosaggio del PSA e dei suoi derivati nel sangue e sull’esecuzione di biopsie prostatiche sotto guida ecografica, distribuite in maniera omogenea in diverse aree della ghiandola.

Si tratta però di una metodica non esente da complicanze e con una limitata accuratezza diagnostica: nei centri più accreditati solo il 30-40% delle biopsie eseguite in pazienti sospetti risulta infatti positiva. Inoltre, è difficile, sulla scorta del solo risultato bioptico, valutare la reale aggressività del tumore, quindi capire quanto crescerà e con quale velocità, e definire la strategia più appropriata di trattamento per il singolo paziente.

Per superare questi limiti diagnostici, è stato sviluppato un nuovo metodo che consente di analizzare l’attività della ghiandola prostatica, basato sia sull’innovativa tecnologia della risonanza magnetica multiparametrica sia sull’esecuzione di biopsie focalizzate su aree sospette, individuate “fondendo” le immagini ricavate dalla risonanza con quelle ecografiche.

Questi strumenti, disponibili presso il Centro Diagnostico Italiano, hanno come obiettivo individuare i pazienti realmente a rischio di essere portatori di un carcinoma prostatico clinicamente significativo, riducendo il numero di pazienti sottoposti inutilmente a biopsia prostatica, il numero dei prelievi bioptici nei singoli pazienti e i casi di sovra-trattamento per forme a bassa aggressività.

Un altro obiettivo di questa nuova metodica è selezionare i pazienti con neoplasia prostatica a basso rischio, che è più opportuno indirizzare a protocolli di sorveglianza attiva o a trattamenti focali.

Risonanza magnetica multiparametrica: 4 studi con un unico esame per analizzare la tipologia di tumore

L’esame prevede:

  • studio morfologico per la valutazione dell’anatomia della ghiandola e della eventuale lesione;
  • studio di spettroscopia a idrogeno per la valutazione dell’attività metabolica della ghiandola e della lesione;
  • studio di diffusione per la valutazione del grado di proliferazione e di danno cellulare della lesione;
  • studio di perfusione per la caratterizzazione della lesione in base alla vascolarizzazione.

Un esempio della grande sensibilità di queste tecnologie è il valore predittivo negativo della risonanza magnetica prostatica multiparametrica: è, infatti, pari al 90%, cioè significa che a un esame negativo corrisponde una probabilità del 90% che il paziente non abbia una neoplasia prostatica significativa e meritevole di essere diagnosticata. Sul fronte dei casi positivi, questo esame consente al radiologo di attribuire alle zone sospette, emerse dalla risonanza, dei punteggi, non arbitrari, legati a caratteristiche ben definite: una lesione con punteggio massimo ha una probabilità del 80% di essere sede di un carcinoma clinicamente significativo e meritevole di trattamento, per scendere al 55% e 30% rispettivamente nelle lesioni dei due livelli inferiori.

Biopsia a fusione: una mappa tridimensionale del tumore

Questa tecnica unisce le immagini provenienti da risonanza magnetica ed ecografia, guidando così la biopsia del tumore alla prostata a indagare in particolare le zone sospette. La “biopsia per fusione” consente infatti di mirare in maniera estremamente precisa le zone evidenziate dalla risonanza magnetica, trasferendovi le informazioni acquisite sull’immagine ecografica. Il risultato è una mappa tridimensionale che guida la biopsia, utile a ricostruire nel dettaglio la localizzazione e il volume del tumore.

Dati sul tumore della prostata

Un uomo su cinque in Europa riceve una diagnosi di tumore alla prostata durante la propria vita, ma “solo” il 3% di questi pazienti morirà a causa del medesimo, essendo la maggior parte dei tumori diagnosticati a lenta crescita. Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 42.000 nuovi casi e circa 7.800 decessi a fronte di circa 100.000 di pazienti sottoposti biopsia (con una media di 12 campioni di tessuto ciascuno).

 

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