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Tempo libero

Subacquea killer nelle grotte di Palinuro

Pubblicato: 28/07/2012 alle 4:55 pm   /   da   /   commenti (0)

“Venti chiamate senza risposta sostavano sul display del cellulare di Susy, 36 anni di professione contabile presso un’azienda di Napoli, con la passione delle immersioni, morta asfissiata a 35 metri di profondità nelle acque torbide della caverna del Sangue di Palinuro (Campania Italia).” Così potrebbe commentare lo scrittore e conduttore Lucarelli in una ricostruzione del suo Blu Notte su una delle reti Rai in uno dei prossimi mesi.

Si perché quasi un mese fa, il 30 giugno scorso, si è consumata una grave tragedia a cui gli investigatori coordinati dal tribunale di Vallo della Lucania stanno cercando di dare se non giustizia, perché quasi sicuramente trattasi di incidente, almeno qualche risposta in più. Andrea Petroni, 40 anni romano, Susy Covaccini, 36 salernitana, Duglas Rizzo, 41 anni romano e Telios Palagunis, 23 di origini greche ma residente in Italia, hanno perso la vita perché rimasti intrappolati in questo anfratto senza più a trovare la via di uscita. Facevano parte di un gruppo guidato da un sub esperto, tale Roberto Navarra, ricoverato presso l’ospedale di Vallo in evidente stato di shock, che accortosi della difficoltà dei quattro sub aveva tentato in tutti i modi di dar loro una mano a risalire. Il gruppo speciale sommozzatori dei vigili del fuoco e della guardia costiera non ha potuto far altro che portare in superficie i corpi dei quattro giovani ormai senza vita.

Il mondo della subacquea attira migliaia di uomini e donne alla scoperta dei fondali e di emozioni che solo questo fluido riesce a dare grazie alla vita che lo popola. Le grotte di Palinuro rappresentano un sistema tra i più interessanti del Mediterraneo sia dal punto di vista biologico che speleologico. Ma per affrontarlo bisogna avere capacità fisiche e psicologiche superiori alla media perché, come in questo caso oltre allo stato fisico sottoposto a pressione idrostatica c’è anche la paura e il panico che può impedire una positiva risoluzione.

Le grotte sono ambienti estremamente difficili soprattutto per chi non ha l’abitudine di frequentarle, il che farebbe supporre nel caso di Palinuro un errore dovuta all’imprudenza, per cui ci sono situazioni ambientali da prendere con le dovute precauzioni. Spesso succede di perdere l’orientamento a causa del sollevamento del fango del fondo e ci si trova di fronte come un banco di nebbia su un autostrada del nord. L’ipotesi più accreditata è il crollo di una parte della grotta che ha causato il sollevamento del fango, ma forse è possibile che sia stato un movimento sbagliato delle pinne dei sub.

In alcune grotte potrebbero esserci altre condizioni avverse; ci sono alcune cave dove si pensa di poter respirare ma come nel caso di Cala fetente, il nome dovuto alla puzza di uova marce, dovuto all’emissione di idrogeno solforato accumulato in queste sacche e che se respirato porta all’asfissia del sub. Questa zona di grotte ha visto anche altre tragedie tra cui quella del ’96 con la morte di 3 sub polacchi e quella del ’98 con la morte di 2 sub milanesi nella famosa grotta azzurra di Palinuro.

Qualche anno fa mio fratello mi chiese “devo fare il corso di sub per l’università, se non mi accompagni non mi laureo” e così lo accompagnai. D’avanti al centro sub mi disse “vedi questo palazzo è alto 20 metri, proprio la profondità a cui arriveremo”. Io deglutii e ci iscrivemmo. La prima immersione fu fantastica, in ginocchio con tutta l’attrezzatura a 5 metri sulla sabbia sembravamo più che sub monaci in preghiera. Ma fu la maschera a tradirmi, ci entrava sempre l’acqua. E fu alla seconda immersione che causa un attacco di panico colpa della maschera schizzai su come un missile. Fortuna che eravamo a pochi metri di profondità così da non rischiare l’embolia. Mio fratello andò avanti nel corso. Io mi fermai. Soltanto dopo mesi, capendo che erano i baffi a far entrare l’acqua ritornai con l’istruttore li sotto e terminai il mio corso.

Infine possiamo dire che è spesso l’inesperienza legata alla pericolosità degli sport a creare le condizioni per queste tragedie. Non c’è nessun sub che può dire di essere completamente sicuro in ogni circostanza. La preparazione fisica, farsi accompagnare da istruttori preparati, e buone condizione ambientali non sono più garanzia di sopravvivenza dopo questa ennesima tragedia.

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