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Sanità negata: il Rapporto Censis sulla sanità italiana

Pubblicato: 24/10/2016 alle 8:01 am   /   da   /   commenti (0)

Le notizie di eventi tragici che si verificano in ambito sanitario riportano alla ribalta il tema sempre attuale dell’adeguatezza, sicurezza e “salute” del nostra Sistema Sanitario.

E’ evidente che le responsabilità individuali vanno sempre appurate a tutti i livelli, a partire anche da eventuali indagini della magistratura. Tuttavia volendo andare oltre la singola notizia una riflessione va fatta su tutto ciò che investe oggi il “pianete sanità”  come risultato delle politiche che in questi anni sono state praticate.

Più volte, anche in questa sede, così come in altre anche pubbliche, abbiamo evidenziato il trend di depauperamento/ smobilitazione del settore pubblico con inevitabile crescita del settore privato.

Il Censis (Centro Studi investimenti Sociali) lo scorso giugno 2016 ha pubblicato il V Rapporto sulla sanità italiana che ha scattato una efficace fotografia della situazione che emerge dai dati considerati.

Il dato più evidente è che: aumenta la sanità privata: 34,5 miliardi di euro (+3,2% negli ultimi due anni), 10 milioni di italiani ricorrono al privato e 7 milioni all’intramoenia (visite private in ambiente pubblico, n.d.r.).

Ciò sostanzialmente vuol dire, si precisa nel Rapporto, più sanità per chi può pagarsela.

Conseguentemente chi non può pagare rinuncia a curarsi. Ed anche questo trend è in crescita. Infatti “Erano 9 milioni nel 2012, sono diventati 11 milioni nel 2016 (2 milioni in più) gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. Al cambiamento «meno sanità pubblica, più sanità privata» si aggiunge il fenomeno della sanità negata: «niente sanità senza soldi». Riguarda, in particolare, 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials (generazione del nuovo millennio n.d.r.).

Il settore dei servizi pubblici, non dimentichiamolo mai, è quello che deve garantire (grazie anche ai diritti sanciti dalla Costituzione) i servizi essenziali ai cittadini di uno Stato che per questi servizi pagano le tasse (che in Italia, anche gli economisti concordano, sono le più care).

Allora cosa ha provocato questa situazione? Anche su questo punto il Rapporto Censis è chiaro e lo dichiara subito in premessa:

ben definisce il contesto della relazione tra sanità pubblica e sanità a pagamento la Corte dei Conti evidenziando che il settore sanitario, sottoposto ad un’intensa attività di monitoraggio e responsabilizzazione rispetto alla spesa, ha dato negli ultimi anni un contributo importante al risanamento finanziario pubblico.  Però questo contributo si va riflettendo sulla qualità e sull’efficacia dell’assistenza sanitaria che sta diventando progressivamente inadeguata sul piano delle strutture, dei dispositivi e dei farmaci ad elevato contenuto tecnologico. In sostanza , la Corte dei Conti certifica autorevolmente l’interpretazione di questo rapporto sull’evoluzione della sanità italiana segnata dall’erosione della qualità e dell’accessibilità del Servizio sanitario pubblico a seguito della scure finanziaria sui bilanci pubblici

Potremmo ancora stupirci se ad un Pronto Soccorso attendiamo anche tre o quattro ore prima di essere visitati? E se per una TAC o un intervento chirurgico in un Ospedale pubblico ci tocca attendere anche molti mesi? E se un operatore (medico, infermiere o altro) che per carenza di organico  lavora in condizioni di forte stress e disagio possiamo parlare di “malasanità”? O forse sarebbe più corretto ritenerla una “sanità malata”?

Una sistematica deprivazione di mezzi e risorse non può che generare “deperimento” e oltre un certo limite la fatalità ha gioco facile, così come la … morte del sistema.

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