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Ridere della precarietà

Posted: 06/04/2013 alle 3:40 pm   /   by   /   comments (0)

Potremmo ridere della nostra condizione di precari e prendere la vita meno sul serio di come facciamo, spostando la nostra attenzione sulla semplicità delle cose che ci circondano.

Di solito la prima condizione che viene in mente, pensando al sostantivo “precarietà”, è quella lavorativa. Si è quasi ossessionati dalla ricerca di un lavoro stabile che possa, illusoriamente, convincerci di avere almeno una certezza nella nostra vita.

Per un momento, se ci fermassimo a pensare alla nostra esistenza sulla Terra, ci renderemmo immediatamente conto che siamo tutti precari e non se ne salva nessuno, ricco, povero, debole o potente. Non è solo il lavoro a essere incerto ma qualsiasi aspetto della vita è temporaneo: la salute, la felicità, la tristezza, ecc. 

Considerando la definizione dell’aggettivo “precario”, da cui deriva il sostantivo “precarietà”, potremmo provare ad associare la vita all’aggettivo di cui sopra e concludere che: la vita ci è stata donata come “un bene la cui restituzione può essere richiesta in qualunque momento dal titolare”*.

Per questo è assolutamente obbligatorio godere al pieno di questo bene, fino a che se ne ha la possibilità. Abbiamo una risorsa importante per farlo, qualcosa che ci appartiene da sempre e per il cui possesso non dobbiamo chiedere nulla a nessuno: la risata.

Potremmo ridere della nostra condizione di precari e prendere la vita meno sul serio di come facciamo, spostando la nostra attenzione sulla semplicità delle cose che ci circondano.

…continua a leggere l’articolo a pagina 10 del numero 18 di Informa – Ecologia del Benessere

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