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Prevenzione, Salute

Mi piego ma non mi spezzo

Pubblicato: 26/12/2009 alle 5:37 pm   /   da   /   commenti (0)

Negli esseri umani la risposta allo stress e alle difficoltà non si realizza solo sotto forma di cambiamenti ormonali e di risposte comportamentali, ma soprattutto nella sfera cognitiva.

Tutti ricorderanno l’attacco, alle Twin Towers di New York e alle tante persone coinvolte “nell’evento terroristico”, ma studi scientifici hanno dimostrato che solo una piccola percentuale di essi ha sviluppato gravi disturbi psicologici. Questo vuole spiegare come gli individui possano leggere diversamente gli eventi; se per alcuni un evento negativo può essere una minaccia, per altri può essere una sfida o ancora un’opportunità.

Ciò significa che ci sono persone che di fronte allo stress reagiscono, e lo fronteggiano grazie ad una capacità che possediamo tutti (che bella notizia!), quella che gli psicologi chiamano resilienza o resistenza psicologica.

Con lo svilupparsi della psicologia preventiva e della salute si sta riscoprendo e rivalutando la resilienza, ovvero quella forza interiore che consente alle persone di reagire ai colpi della vita, di risollevarsi e di ricostruirsi, affermava il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche: “tutto ciò che non mi fa morire, mi rende più forte”.

Anche se la resilienza è una dotazione di base negli esseri umani, essa può essere ulteriormente appresa e potenziata nel corso del ciclo di vita, grazie allo sport. Ecco ciò che rende lo sport interessante per tutta la vita: il fisico, anche se allenato, declina, ma la forza mentale può continuare a crescere sino all’ultimo istante di vita. Lo sport è una metafora della vita, una prova severa che, quasi per contratto, sottopone l’uomo a ogni tipo di difficoltà e lo costringe a sviluppare le doti necessarie per affrontare gli ostacoli. Per questa ragione esso rappresenta l’ambito che si adatta meglio (per allenare non solo il fisico ma soprattutto la mente!) per esercitare e migliorare la resilienza.

Il “sinonimo” o meglio l’accezione cristiana al termine resilienza sembra essere “amore di Dio”, l’agape, che come ricorda l’Apostolo Paolo nella lettera ai Corinzi: “non vuole nulla in cambio e non tiene conto del male ricevuto” (Cf. 1Cor 13,5). Sentirsi amati dal Signore dà forza nelle situazioni peggiori, illumina i momenti più bui, aiuta a rialzarsi dalle cadute e spinge l’uomo a proseguire il sentiero verso pascoli erbosi (Cf. Sal 22,2).

Vogliamo qui rendervi partecipi di un’esperienza che abbiamo vissuto la scorsa estate e che ha lasciato in noi un segno indelebile: la XXIX Marcia francescana: un itinerario di fede, alla scoperta della semplicità, dell’essenzialità e della vera gioia. La marcia mette noi giovani a dura prova: è un’avventura che si nutre del cammino, di un cammino fisico, ma soprattutto di un cammino spirituale, che si serve della Parola e dell’Eucarestia. David Maria Turoldo, poeta e religioso dei Servi di Maria, scrive in una sua lirica: “Anima mia, canta e cammina”.

E così si cammina con lo zaino sulle spalle e sotto un sole cocente per poi arrivare ad Assisi il 2 agosto per ricevere il perdono nella Porziuncola di Santa Maria degli Angeli. Si “celebra” così il desiderio del Serafico Padre San Francesco, quello di portare tutti con sé in Paradiso. Dal 25 luglio al 1agosto i marciatori camminano, fermandosi in diverse tappe prefissati, che toccano generalmente alcuni luoghi della Provincia religiosa minoritica di appartenenza. Ogni tappa è di circa 14-16 km, ci si alza di buon mattino e si cammina per ore con brevi soste. Si arriva nella località prestabilita e lì si trascorre il resto della giornata, che si conclude generalmente con una festa di annuncio e di testimonianza nella piazza del paese, dove sono invitati tutti.

E allora dalle colonne di questo giornale cogliamo l’occasione per rivolgere l’invito a tutti i giovani: Partecipate numerosi alla XXX edizione della marcia francescana! È un’esperienza da non perdere!

A conclusione di quanto brevemente detto vogliamo ricordare che ogni uomo possiede questo “dono” o per dirla ancora cristianamente un “talento” dal nome resilienza, dipende solo dai noi stessi metterla fuori e potenziarla. Allora lasciamoci vincere da questa opportunità avvincente ed entusiasmante e in compagnia di amici e fratelli percorriamo il sentiero più importante della nostra umanità, che si chiama Vita.

Dott.ssa Manuela Masiello – Psicologa

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