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Salute

Le patologie muscolari della spalla

Pubblicato: 26/12/2009 alle 5:19 pm   /   da   /   commenti (0)

La spalla e’ un’ articolazione affascinante quanto complessa e delicata, protagonista nelle attivita’ sportive “over-head” (che richiedono l’uso dell’arto superiore elevato sopra il capo) oltre che nel body-building.

Lo sviluppo delle tecniche chirurgiche, in particolare l’introduzione delle tecniche artroscopiche, hanno favorito una maggiore conoscenza degli aspetti anatomo-patologici di questo segmento corporeo, ma soprattutto la possibilita’ di intervenire chirurgicamente con minore invasivita’ e maggiore precisione. La spalla e’ il risultato dell’ interazione di tre ossa (scapola, omero, clavicola), in rapporto tra di loro mediante legamenti, muscoli e tendini. E’ inoltre in relazione alla gabbia toracica mediate l’articolazione sterno-clavicolare e scapolo-toracica. Da cio’ si evince come un’alterazione dovuta ad un trauma o un allenamento scorretto con sovraccarichi possa facilmente esercitare effetti lesivi sulle strutture muscolo-tendinee e legamentose della spalla e portare a dolore e conseguente impotenza funzionale. Le strutture tendinee in particolare, infatti, riescono a sopportare e ad adattarsi a sollecitazioni funzionali anche molto intense, ma che presentano comunque dei limiti. Limiti che spesso vengono superati nell’attivita’ sportiva e non solo.

PATOLOGIA DA OVER-USE

La tipica patologia a carico della spalla colpisce i tendini dei muscoli della cuffia dei rotatori (sovraspinoso, sottospinoso, piccolo rotondo e sottoscapolare). E’ un’affezione che interessa la popolazione al di sopra dei 50 anni quando riconosce una base degenerativa dei tendini o gli atleti quando e’ da ricondurre a microtraumi ripetitivi che agiscono sulle inserzioni tendinee. La struttura piu’ spesso coinvolta e’ il sovraspinoso ma anche l’infiammazione del capo lungo del bicipite brachiale e’ frequentemente causa di dolore. Si tratta di un dolore che compare gradualmente, che intralcia sia il gesto sportivo che i comuni movimenti quotidiani. La diagnosi scaturisce da un attento esame clinico ed e’ coadiuvata da esami strumentali (ecografia o R.M.N.), mentre la terapia si avvale sia di supporti farmacologici che fisiochinesiterapici, ma non di rado e’ necessario ricorrere ad un intervento chirurgico artroscopico.

PATOLOGIE TRAUMATICHE

Altro tipo di lesioni muscolari sono quelle acute. I termini “distrazione, stiramento, strappo muscolare” usati correntemente ma non correttamente nelle palestre e negli spogliatoi rappresentano in realta’ gradi diversi di un unico tipo di lesione caratterizzata dalla rottura di un numero variabile di fibre muscolari. Le lesioni muscolari acute vengono infatti classificate, da un punto di vista medico, in rapporto all’ entita’ del danno anatomico in 1°, 2° e 3° grado. Il problema di queste lesioni scaturisce dal fatto che le fibre muscolari hanno scarso potere rigenerativo e il processo di guarigione avviene con la formazione di un tessuto cicatriziale le cui proprieta’ elastiche sono inferiori a quelle del tessuto muscolare. Appena si sospetta l’insorgenza di questo tipo di lesione acuta e’ opportuno applicare del ghiaccio per diminuire l’eventuale fuoriuscita di sangue e l’edema reattivo al fine ridurre quindi i tempi di guarigione. La crioterapia non dovra’ comunque essere superiore alle 24-48 ore per evitare l’organizzazione dell’ematoma e la deposizione di sali di calcio con conseguente formazione di calcificazioni nel ventre muscolare. Altrettanto sconsigliati sono, nella fase acuta, i massaggi e la manipolazione in generale, determinando anch’ essi un’ evoluzione dell’ematoma verso la calcificazione intramuscolare. Una volta passata la fase acuta, variabile a seconda dell’ entita’ del danno e controllata con un esame ecografico, e’ opportuno favorire la rigenerazione tissutale e l’elasticizzazione del tessuto con esercizi di stretching. In questo tipo di lesioni risulta assolutamente indispensabile non affrettare i tempi di recupero, in quanto la presenza di tessuto cicatriziale, cosi’ diverso da quello muscolare in termini di elasticita’, contrattilità e resistenza meccanica, espone a potenziali recidive.

PREVENZIONE

L’elevata percentuale di infortuni sottolinea l’importanza della prevenzione.

  • ridurre l’iniziale rigidita’ capsulare con un adeguato “riscaldamento articolare” prima dell’ attivita’ fisica attraverso lo stretching della capsula articolare anteriore/posteriore/inferiore
  • stretching dei muscoli solitamente ipertrofici (pettorali, deltoide, tricipite, ecc.)
  • rispetto dei tempi di recupero dopo un infortunio
  • potenziamento sia della muscolatura agonista che di quella antagonista, favorendo un buon equilibrio muscolare che permette un’ adeguata distribuzione delle sollecitazioni meccaniche sull’ articolazione
  • applicazione di ghiaccio al termine dell’allenamento
  • corretta distribuzione dei carichi di lavoro limitando i carichi iniziali e aumentando l’ intensita’ dello sforzo sempre in modo graduale
  • rivolgersi a personale qualificato in caso di insorgenza di dolore
  • particolare attenzione deve essere rivolta al rinforzo dei muscoli della cuffia dei rotatori e dei muscoli stabilizzatori della scapola, che devono compensare il grande carico di lavoro svolto dai muscoli agonisti.

Se l’intervento medico non è immediato e corretto, queste patologie possono facilmente diventare croniche, rendendo estremamente più complessa la terapia e meno facile la guarigione.

Dott. Antonio Palmieri – Ortopedico



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