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Arte e cultura

Le ali virtuali

Pubblicato: 15/01/2018 alle 3:09 pm   /   da   /   commenti (0)

«Ho sognato di essere una farfalla.
Mi sono svegliato e ho visto che ero io.
Sono io che sogno di essere una farfalla
o una farfalla che sogna di essere me?»
(Chuang-tzu)

Ho fatto un sogno: ero sveglio e sognavo a occhi aperti di essere una farfalla che svolazzava in un incubo: era me che inseguivo la farfalla per rivenderla a un ricco collezionista entomologo. Al risveglio non sapevo se ero l’entomologo o la farfalla volata in un mondo di sogni multipli.

Un incubo è un’angoscia al quadrato (anzi, di più), può trascinarci sulle ali di una farfalla fino alle soglie della schizofrenia. E se far falla può essere considerato un errore, commetterne spesso, cari i miei farfalloni, è diabolico. Errare humanum est, ma non è che a ovest non si corra qualche rischio, come finire sotto formalina. È un po’ come avere ali virtuali: se la virtù sta nel mezzo di trasporto che ti solleva, allora son ali reali.

Zhu?ngz? (onomatopeica di un duello all’arma bianca fra due samurai, o il battere d’ali di una falena katana) racconta di un duello che finì per confondere un samurai con l’altro, fino a fonderli in un monello per poi scinderli ancora in un bidello. Il bidello era anch’egli un samurai (avete provato a sopravvivere fra le bande di studenti in un Istituto Tecnico ISIS di Tokyo o di Kyoto o di Pechino o di Shanghai?) e nel tempo libero si dilettava come attore in una compagnia di Teatro No. E fu così che egli improvvisò un monologo per due attori: un biologo. Ma questa è un’altra storia. Vera, ma tratta di un fatto mai accaduto.

Roberto Lombardi – Counselor, Scrittore

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