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Approfondimenti

La società del 4 per cento – Uno studio sulle caratteristiche della società italiana

Pubblicato: 18/09/2015 alle 2:52 pm   /   da   /   commenti (0)

Parte 1 – Presentazione

Sul sito www.academia.edu è stato pubblicato, a giugno di quest’anno, uno studio molto approfondito sulle caratteristiche della società italiana a cura di Antonio Preiti per l’Associazione Libertà Eguale, dal titolo “La società del 4 per cento”.

Capire le caratteristiche della società in cui, volenti o nolenti, siamo immersi è operazione indispensabile per operare scelte consapevoli. In qualsiasi campo si operi, il contesto è sempre un fattore condizionante e decisivo e, quindi, senza “conoscere” è difficile orientarsi. Poiché lo studio è molto particolareggiato proverò qui, con una serie di articoli, a darne una sintesi partendo dal metodo usato, passando per le variabili considerate e, per finire, passerò al “pezzo forte” dello studio rappresentato dai 4 identikit dei 4 gruppi – tipologie di popolazione individuate proprio con questa ricerca.

Lo studio si è avvalso dei dati che l’Istat raccoglie annualmente mediante una indagine campionaria sugli aspetti della vita quotidiana degli italiani: dall’istruzione, agli hobby e tempo libero, ai consumi, alle opinioni. Questa massa di dati, quindi, è il frutto di 54.000 interviste fatte agli italiani, 24.000 famiglie coinvolte, in 850 comuni, a cui sono state rivolte domande che consideravano ben 742 variabili.

Molto interessante leggere tutto il rapporto che analizza i risultati e come si distribuiscono gran parte degli elementi che poi danno fisionomia ai vari gruppi. Ma prima di passare alla presentazione dei quattro profili sarà utile analizzate come

l’intera popolazione intervistata si esprime in merito alle singole variabili, che hanno costituito l’ossatura dello studio e cioè: i consumi culturali, la rivoluzione digitale, la politica, la vita personale e la percezione del mondo.

Abbiamo un po’ tutti una certa idea dell’italiano “medio” che si può definire non consumatore accanito di cultura, a giudicare dalla crisi dei teatri e i musei o aree archeologiche meta perlopiù di turisti, così come del gran uso di tecnologia e tv, di una certa “diffidenza” verso cioè che non è “il mio giardino” (casa, famiglia, relazioni parentali), le riserve verso la cosa pubblica tacciata solo di burocrazia, una disaffezione (per usare un eufemismo) alla politica (a giudicare dal partito dei non votanti che è quasi la metà del Paese) e via così anche a giudicare da notizie sparse lette o ascoltate sui media. Ma “quanto” questi atteggiamenti sono presenti? Quanto incidono sulla massa degli Italiani? Sono veramente così presenti o è solo una “percezione” che colpisce per il contenuto più che per l’impatto numerico? E’ questo che ci dice la statistica e le ricerche, che pesano e misurano aspetti, opinioni, caratteristiche che altrimenti resterebbero solo “sensazioni”.

Nel prossimo articolo daremo conto dei dati così come si distribuiscono in tutta la popolazione intervistata.

Parte seconda

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