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Medical excercise, Prevenzione, Salute

La riabilitazione della protesi d’anca.

Pubblicato: 05/03/2010 alle 3:04 pm   /   da   /   commenti (0)

L’aumento crescente dell’età media della popolazione ha spinto la medicina ad ottimizzare la ricerca a favore della chirurgia protesica focalizzando l’attenzione su una delle articolazioni maggiormente soggette ad alterazioni morfologiche: l’anca.

Spesso al medico capita di riscontrare un grado di usura tale dell’osso da non permettere altra soluzione se non l’innesto di una protesi. Lo scopo dell’intervento è quello di ottenere un’anca “nuova”, con una buona articolarità, stabile e soprattutto non dolente; un’articolazione che permetta al paziente di migliorare in maniera significativa la qualità della propria vita.

Uno dei problemi principali che affliggeva chirurgo e paziente negli anni scorsi, era la durata dell’impianto. Inizialmente le protesi duravano poco e soltanto negli anni sessanta, con l’evoluzione dell’ingegneria biomolecolare, si iniziarono a produrre componenti protesiche in grado di resistere all’usura ed ai fenomeni di rigetto generati dalla produzione di residui metallici.

Oggi possiamo disporre di innumerevoli tipi di protesi in grado di sopravvivere mediamente sopra i 15 anni e le attuali tecniche operatorie, veloci, precise e sicure non destano particolari preoccupazioni.

A giocare un ruolo di fondamentale importanza nella piena ripresa dell’efficienza fisica è il programma riabilitativo che, ove possibile, sarebbe opportuno iniziare prima dell’atto chirurgico. Arrivare all’intervento, nelle migliori condizioni psico-fisiche e motorie, soprattutto per quanto riguarda il trofismo muscolare, generalmente compromesso da lunghe sofferenze significa accorciare considerevolmente i tempi di recupero. E’ opportuno quindi, nel rispetto delle condizioni generali, dell’ambiente familiare e sociale e soprattutto delle proprie aspettative, cercare di: raggiungere un peso ottimale, stabilizzare o correggere alterazioni metaboliche e di ridurre l’uso di alcuni farmaci, contemporaneamente, sempre con l’aiuto di un bravo professionista, lavorare sulla postura in generale e sul tono muscolare degli stabilizzatori dell’anca e del ginocchio.

Dopo l’intervento saranno necessari alcuni giorni di riposo a letto, mantenendo l’arto in posizione con una doccia di gommapiuma e calze elastiche per evitare problemi circolatori, già in seconda giornata si potrà raggiungere la posizione seduta sul letto ed in terza, se le condizioni cliniche lo consentiranno, la stazione eretta con l’assistenza del terapista.

Successivamente si inseriranno nuovi esercizi e nuove tappe consentendo la deambulazione con girello o con doppio appoggio.

Durante il periodo di degenza ospedaliera sarà l’equipe riabilitativa a prendersi cura del paziente e a seguirlo passo dopo passo nel primo percorso di recupero. Le tecniche consolidate come ad esempio e ove è possibile la camminata in acqua, ed il personale altamente qualificato permetteranno un veloce miglioramento della deambulazione e la capacità di provvedere autonomamente alle attività della vita quotidiana. E’ questo il momento in cui il paziente può tornare a casa. Ma se questo traguardo segna un momento di gioia per il paziente che potrà finalmente ritornare alle cure amorevoli dei familiari dall’altro lo espone al rischio di compromettere il lavoro dello staff medico eh si perché la piena efficienza la si otterrà solo con la completa stabilizzazione dell’articolazione. Sino ad allora esiste la possibilità di mobilizzazione o lussazione della protesi. È importante quindi seguire dei semplici accorgimenti su come effettuare le azioni di routine quotidiana e soprattutto quali movimenti evitare assolutamente.

Schematicamente sono quattro le azioni da evitare: Chinarsi in avanti con il ginocchio esteso, accavallare le gambe, sedersi su sedie basse e quindi con l’anca molto flessa e chinarsi in avanti da seduti.

Altre semplici precauzioni agevoleranno il recupero in tutta sicurezza: durante i primi mesi dopo l’intervento è consigliabile non dormire sul fianco operato, non flettere il tronco in avanti a letto e non ruotare all’interno l’arto operato. Può essere utile tenere un cuscino tra le gambe durante il sonno o quando si cambia posizione. Molto importante è eseguire correttamente l’azione di alzarsi o sedersi da una sedia o dal water, sul quale è opportuno posizionare un rialzo. E’ da preferire la doccia al bagno e vanno possibilmente evitate tutte quelle attività che comportano la flessione del busto in avanti (lavare piatti, stirare, radersi) oppure effettuate con un piano di lavoro adeguato, che consenta l’allineamento delle spalle alle anche. Altro accorgimento importante è rimuovere tutti quegli oggetti in cui si possa inciampare (tappeti, tavolini).

Per quanto riguarda le scale seguire una semplicissima regola: sale la sana (si sale portando avanti l’arto non operato), scende la malata (avanzare le stampelle sul gradino inferiore, portare avanti l’arto operato e successivamente il sano).

E’ in questo momento che il paziente diventa ancor più il protagonista del suo recupero, sarà infatti la sua volontà e l’esercizio fisico mirato, seguito da personale qualificato a determinare il tempo per il ritorno alla piena efficienza fisica. Trenta minuti di esercizio fisico al giorno saranno utili a consolidare e stabilizzare il lavoro effettuato in precedenza dal chirurgo e dall’equipe riabilitativa.

Dott. Antonio Pepe – Fisiatra

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