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Esperienze

La mediazione tecnologica al servizio dell’arte (purché connessa)

Pubblicato: 13/10/2017 alle 11:58 am   /   da   /   commenti (0)

L’avere a che fare con il virtuale oggi, allarga i nostri orizzonti, ci permette di entrare in contatto con persone all’altro capo del mondo in tempo reale. Ci permette di entrare in un museo e di ammirare le opere d’arte che esso contiene, ci permette addirittura di entrare nei quadri dei pittori e vederli animarsi, cogliere la trasformazione dei volti femminili nelle pitture dei grandi artisti. Guardare un’opera d’ arte sul computer, sul tablet, su un telefonino, non è la stessa cosa che vederla a poca distanza. 

Un quadro, una scultura, un manufatto di ceramica, visti da vicino emanano una luce diversa, danno emozioni diverse.  Se le ammiri su uno schermo, utilizzi solo la vista, l’udito forse, se il filmato è accompagnato da una musica, magari suggestiva. Invece, qualsiasi prodotto artistico, bisogna guardarlo, toccarlo, anche…ascoltarlo. Sì, può’ sembrare strano, qualche volta è impossibile farlo, però proverò a chiarire questa affermazione. Toccare un’opera d’arte? Nei musei, è pressoché’ impossibile. Se non ci sono strutture di vetro infrangibile, collegate a sistemi di sicurezza, c’è spesso un’accurata sorveglianza ad impedirtelo. Ci sono percorsi guidati, con passerelle eleganti, che sbarrano il passaggio, ti dicono che più’ di tanto non puoi avvicinarti. C’è’, a volte, un freddo assolutamente ostile e se non hai avuto l’attenzione di portare una sciarpa, uno scialle, ti ghiacci, perché’ soprattutto le pitture antiche devono essere conservate a temperature…glaciali. A casa, invece, sei nel tuo ambiente, magari al calduccio, hai in mano un tablet, magari hai fretta, e fai scorrere velocemente le immagini e non cogli i particolari i e non ti rendi conto che quel quadro, nel contesto in cui è non è quello che immaginavi… Ci sono cose, che viste da vicino, ti lasciano senza fiato. Se viste, invece, sul web, sono belle…ma… Ad esempio un autoritratto di Van Gogh, da vicino è deludente, è piccolo, forse un trenta per quaranta.

Sul web, puoi vedere un tutorial che ti mostra come si realizza un vaso al tornio…ciò’ evoca suggestioni date dal film ”GHOST’‘. Nella realtà’ c’è’ il toccare l’argilla umida o bagnata, ne senti l’odore mentre le mani trasmettono alla materia la forma. Senti i rumori …quelli del tornio sono come un mantra. Senti il calore degli oggetti appena usciti dal forno. Ascolti i suoni della ceramica che va raffreddandosi. È una musica…Man mano che la temperatura diminuisce, i pezzi suonano, tintinnano, a intervalli diversi. Anche quando li porti a casa, a distanza di giorni a seconda della temperatura circostante o nei cambi di stagione, continuano a tintinnare. La realtà’, in definitiva da’ percezioni sensoriali più’ complete. Il virtuale ti da’ la possibilità’ di entrare in contatto con persone ed ambienti lontani, al di la’ di ciò’ che puoi conoscere recandoti di persona in quei posti. Recentemente sto facendo un viaggio virtuale in India, in Cambogia, Hong Kong, a Kathmandu insieme ad un amico ceramista che ci fa vedere, senza paura di essere derubato del suo sapere, ciò’ che realizza nel suo laboratorio nell’altro capo del mondo.  Ora è in viaggio-studio e arricchisce le sue e le nostre conoscenze con i video girati in loco. Scegliere cosa è meglio è difficile. Va bene tutto. Penso sia importante non isolarsi nell’esperienza del virtuale, perché’ il reale consente un contatto multisensoriale con cose e persone. La qualità’ dipende dalle nostre scelte.

Luciana Ferrara – Insegnante

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