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La luce che cura dall’interno

Pubblicato: 24/09/2012 alle 10:57 am   /   da   /   commenti (4)

E se qualcuno vi dicesse che è possibile curare alcune malattie con la luce, che cosa pensereste? Ebbene sì ora è possibile anche questo. Studi scientifici hanno dimostrato che l’emoglobina ha una struttura molecolare simile alla clorofilla, sostanza “fotosensibile”che permette alle piante di produrre energia tramite la luce del sole, ciò consente di comprendere come i globuli rossi possano essere “attivati” dalla luce laser.

La scienza che studia le interazioni tra la luce  e la materia vivente è la fotobilogia. Grazie a questi studi, è stato possibile adottare “ il metodo della laser terapia biologica a bassa potenza”. In origine questo metodo veniva usato per il trattamento delle malattie cardiovascolari, in quanto migliora le  proprietà emoreologiche del  sangue.

La scoperta fondamentale è stata l’influenza positiva sulla reologia del sangue che è di massimo interesse per la chirurgia, l’angiologia e la cardiologia. Una tendenza alla riduzione dell’aggregabilità piastrinica e una migliore “elasticità” degli eritrociti determinano una migliore ossigenazione tissutale, che è in particolar modo utile per la guarigione delle ferite.

È importante sapere che qui si aprono nuove vie nel trattamento di malattie comuni,   la possibilità di agire sul sangue e quindi a livello sistemico rende tale terapia  applicabile in molti settori della medicina.

Ma che tipo di macchinario si usa e con quale meccanismo di azione?

Attraverso il dispositivo del Laser endovena, un dispositivo medicale prodotto dall’azienda Tedesca Weber, ed oggi usato in tutto il mondo.

Il dispositivo permette di applicare un laser a bassa potenza direttamente nel flusso sanguigno. L’energia luminosa viene così assorbita dalle cellule (globuli rossi e globuli bianchi) e dagli altri componenti del sangue, riequilibrandone metabolismi e funzioni e regolarizzando l’attività del sistema immunitario.

 La tecnica d’impiego è semplice, simile a un’infusione endovenosa (flebo): occorre incannulare una vena periferica, inserire una fibra ottica sterile e monouso, e poi a quest’ultima va connesso il dispositivo laser. Infine è necessario scegliere il tipo di laser e la giusta potenza. Sono disponibili laser con diverse lunghezze d’onda (405 nm, 535 nm, 632 nm, 810nm, ecc..) e ogni lunghezza d’onda ha diverse proprietà terapeutiche.

La durata del trattamento è di circa 20 minuti.

In Italia  è possibile effettuare il trattamento in diversi centri, e per conoscere quello più vicino a Voi, consigliamo di consultare il sito www.laserendovena.com

Questa nuova tecnologia è stata già presentata   con servizi televisivi  del TG1, TG3 dell’Emilia, su altre reti televisive e all’interno di Convegni Scientifici in Italia. Nel giugno del 2012, presso la Sala Congressi dell’ospedale SANTA MARIA di Terni, si è tenuto un importante Convegno dedicato proprio alle Nuove Tecnologie in Medicina, durante il quale Sono state presentate  più relazioni scientifiche sul laser endovena a bassa potenza, applicato sia nella prevenzione, nella cura che nello sport  per la massimizzazione delle performance sportive.

Proprio quest’ultima è stata poi presentata dal Dr. Raggi Francesco al “Laser Helsinki 2012 International Congress” – congresso che si è appena svolto nella capitale finlandese dal 24 al 27 agosto, organizzato dall’ E.M.L.A. (European Medical Laser Association) – al quale vengono invitati i massimi esperti nell’ambito dei laser applicati  in ambito medico. Visionando il canale Youtube ed effettuando una ricerca con la parola “laser endovena” è possibile vedere liberamente il filmato dell’intero Convegno.

Dr. Francesco Raggi

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