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La brezza dell’invisibile tocca le menti dormienti.

Pubblicato: 20/12/2010 alle 10:49 am   /   da   /   commenti (0)

Il rumore delle onde del lago di Ginevra lambisce le rive e si diffonde al pari di un leggero soffio che accarezza la mia pelle mentre le dita delle mani corrono veloci sulla tastiera del fido MacBookPro.

Molti anni sono passati da quando il maestro Buddhista, di cui non posso comunicare il nome, mi consegnò le chiavi di una visione ampia e completa di quella che sarebbe stato il mio cammino, indicandomi il disegno che l’uomo stava compiendo con il potenziamento di quella parte virtuale che ai più sembrava essere solo una propagazione di un gingillo tecnologico.

Invece l’uomo aveva creato l’arca dell’ alleanza una seconda volta, solo che in questo caso non era più riservata a pochi, ma sarebbe diventato uno strumento alla portata di tutti.

Ne rimasi colpito ma del tutto incredulo. Comunque quando sei pronto, che tu ci creda o meno, tutto ciò che deve essere, accade con una progressione geometrica.

Non andiamo troppo rapidi.

La sera ormai è calata e le fronde degli alberi si fanno pettinare la chioma fluente dall’ oscurità che avvolge ogni cosa in un silenzio morbido e vellutato.

Il mondo è cambiato mentre la massa di uomini continuava a vivere come se nulla fosse.

Una sorta di inquietudine ha però iniziato a dilagare, una specie di insoddisfazione continua e costante che costituisce un rumore di fondo nella vita delle persone. Forse anche nella tua. Io l’ho provato, ho sperimentato tutti questi passaggi. Alzarsi e avvertire che qualcosa nella vita che stai vivendo non torna, come se stessi guidando un’ automobile e senti un rumore di fondo che stona con tutto il contesto e che alla fine ti fa pensare che devi fermarti da un meccanico per far fare un controllo.

Anche in questo momento mentre scrivo questo articolo lo avverto, lo percepisco. E’ il sistema che ti ricorda di essere un programma al quale ci è stato insegnato a rispondere. La chat di Skype che si illumina o il nuovo commento su Facebook sono solo estensioni potenti del telefono che squilla o del tuo amico che incontri per strada e, che in tutta buona fede vorrà parlarti per distoglierti dal tuo proposito di realizzare qualcosa di importante per la tua vita.

Esatto, qualcosa di importante.

Guardati allo specchio, osservati attentamente e chiediti “sono felice della mia vita?”

Certo, molti potrebbero obiettare che è una domanda che si trova ripetuta in tantissimi libri di formazione e che nei vari corsi essa stessa è accompagnata a parola come successo, abbondanza e molto altro che sembra essere diventato un clichè. Non importa, sono sempre stato disinteressato di cosa pensa la maggioranza ed è per questo che un giorno mi sono liberato e ho visto per la prima volta il programma nella sua interezza.
Quindi, visto che siamo solo io e te e nessuno ti vede, guardati allo specchio e chiediti se sei felice della tua esistenza. Difficoltà a rispondere? Facciamo un passo avanti, molto semplice. Se dovessi morire ora saresti soddisfatto della tua vita oppure chiederesti ancora del tempo per realizzare qualcosa che è rimasto nel cassetto?

Difficoltà a pensare alla morte? Male, molto male, sei caduto nel tranello e hai iniziato a credere di essere immortale. Cattiva notizia. Prima o poi morirai. Buona notizia. Prima o poi morirai. Meglio la seconda. Ricordarsi che la nostra vita ha un termine e lo fa senza preavvisi ci aiuta a prendere le decisioni che veramente ci importano, a fare ciò che veramente ci interessa, a lasciare andare il giudizio degli altri, a smettere di fare le cose che si detestano solo perché secondo altri è giusto così o perché non vogliamo che si pensi male di noi.

Attendo quindi al codice. Ti hanno fatto credere che la tua vita sia infinita. Errore, madornale. Ora le persone ci credono sempre di più altrimenti non passerebbero una quantità infinita di tempo di fronte ad un monitor. Fidati.

Spegni la tecnologia e vivi nel mondo reale. IL tasto off è sotto il nostro controllo.

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