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Esperienze

Il corpo in ceramica, il corpo della ceramica

Pubblicato: 18/11/2013 alle 11:17 am   /   da   /   commenti (0)

Faccio una premessa: sono un po’… Abbastanza … Cicciottella.
Leggendo, studiando, documentandomi, sono arrivata alla conclusione che, dopotutto, ho degli illustri modelli, dalla mitologia ai giorni nostri. Giunone era uno di questi modelli, le statue greche, le dee della fecondità, le statuette votive che i nostri antenati contadini nascondevano sotto la terra per favorire il raccolto…

Perché questa premessa? Non tanto per giustificare il mio peso ma piuttosto per spiegare perché, quella che si è rivelata per me una passione, ha uno stretto collegamento con il corpo.

Innanzitutto ho bisogno di usare le mani per plasmare, poi ho bisogno di vedere, anche se con occhi interiori e poi con quelli umani, quello che vado realizzando; ho bisogno di immaginare il risultato e pensare ai colori con cui dovrò coprirlo.

Forse si è già intuito che ho a che fare con un materiale molto duttile che riceve una forma e un’impronta da forme che sono presenti dentro di noi e rivelano quello che forse neppure noi siamo coscienti di essere.

Sono appassionata di Ceramica e, quando me ne sono innamorata, ho imparato a plasmare l’argilla. Quando ho iniziato  ad avere il desiderio di realizzare degli oggetti, la mia preferenza è andata a forgiare ciotole e coppe e ho scoperto che tutte le cose di quella forma erano il simbolo della fecondità: io  ho quattro figli, è un caso?  E molti dei vasi che andavo creando avevano delle rotondità muliebri.  E,  pure se erano stati disegnati  e pensati di forma slanciata o a forma di bottiglia,  piano piano prendevano una sembianza femminile, dalla vita un po’ larga, dai fianchi un po’ evidenti, dalle gambe un po’ formose, dalla pancia un po’ pesante e,  a questo punto, era giocoforza sagomare un ombelico e, perché no?, un seno più o meno evidente.

La particolarità di queste sculture era la presenza del collo e la mancanza della testa: perché? Perché nascevano come vasi e diventavano donne: donne senza testa?

In definitiva, il volto identifica una persona, il capo è la sede del cervello e del pensiero. Pensare e mostrare i propri sentimenti con un volto preciso è impegnativo, o lasciare sospeso questo particolare ravvicina al passato, al mondo greco e romano da cui trae origine la nostra cultura? 

Dopo aver forgiato un vaso –scultura dalla bocca larga con un pancione da donna incinta e una mano a sorreggere il grembo, colorato verderame-, ho trovato che alcuni secoli fa, qualcuno ne aveva realizzato uno simile e ora è custodito nel Museo di Paestum.

Ecco: un vaso contiene e protegge qualcosa, un liquido vitale, derrate alimentari, qualcosa di prezioso comunque

… continua a leggere l’articolo a pagina 14 della nostra rivista

Luciana Ferrara – Insegnante

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