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Salute

Cruciverba e vita attiva per frenare l’Alzheimer

Pubblicato: 07/06/2014 alle 9:24 am   /   da   /   commenti (0)

Prevenire la malattia si può con un costante esercizio fisico e mentale. Se la medicina non guarisce e la crisi economica sottrae risorse all’assistenza, salviamoci con la prevenzione.

Ecco le raccomandazioni del presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria che oggi a Pistoia ha aperto il 5° Congresso nazionale sui Centri Diurni.

“La verità è una sola”, dice il professor Marco Trabucchi, “Nella spending review generale i malati di Alzheimer sono tra quelli più a rischio. Il budget nazionale per assisterli è sparito, i comuni non hanno più risorse per il welfare e il fondo sanitario si è dissolto. I servizi più leggeri come i Centri Diurni, anche se molto importanti, sono perciò tra i più colpiti”.

Trabucchi è il presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria e oggi a Pistoia ha aperto oggi il 5° Congresso Nazionale sui Centri Diurni Alzheimer con una relazione sulle nuove tecniche terapeutiche. Il centro delle sue preoccupazioni resta però il dramma socio-sanitario fatto di pazienti in vertiginoso aumento e di risorse per l’assistenza in calo altrettanto vertiginoso.

Professore, se la medicina non guarisce, quali alternative restano?

La scienza ci dice che fino al 2025 non sono all’orizzonte terapie per l’Alzheimer. Quindi, come ha suggerito anche il presidente Obama, è necessario cercare di ridurre sofferenze e fatiche dei pazienti e delle loro famiglie con modelli adeguati di assistenza, che permettano una vita decente almeno per i prossimi 10 anni.

Ma le cellule staminali offrono o no speranze in tempi ragionevoli? E i vaccini?

Le staminali non presentano ancora concrete possibilità di cura. Non ci sono prove scientifiche. I vaccini, invece, lasciano intravedere qualche speranza, benché del modello amiloideo non si sappia ancora se è conseguenza o causa delle perdite neuronali osservate sul piano clinico”. 

Dunque dovremmo almeno ampliare la rete dei Centri Diurni la cui importanza è accertata. C’è che la politica continua a fare orecchi da mercante. Perché?

“I Centri Diurni hanno mostrato una doppia efficacia: offrono agli anziani non autosufficienti la possibilità di vivere a casa propria e consentono alle loro famiglie una vita meno tragica. Però l’area è critica, costosa, di difficile organizzazione. Per questo non è mai stata presa in seria considerazione e le poche strutture esistenti riescono a operare solo grazie a vari contributi”.

Ovvero?

“In alcune regioni sono tutte a carico del sistema sanitario, mentre in altre contribuiscono anche gli utenti. La questione però è delicata, perchè la crisi che si è abbattuta su milioni di famiglie induce spesso a ritirare il paziente dal Centro Diurno. Fenomeno già molto vistoso nelle RSA”. 

E’ in crisi anche il sistema delle badanti. Tante famiglie non possono più permettersi neppure questo aiuto.

“In giro c’è molta disoccupazione. Le famiglie preferiscono quindi affidare gli anziani a parenti rimasti disoccupati. Così restano senza lavoro anche le badanti, che in effetti stanno diminuendo. Nel breve periodo il sistema assistenziale non ha alcuna possibilità di rispondere alla domanda di questi servizi. Chi potrà permetterselo dovrà ancora ricorrere alle badanti che, peraltro, in questi anni hanno garantito un’assistenza dignitosa”.

Ma esiste un modo per prevenire l’Alzheimer?

“In realtà nessun metodo può offrire garanzie. Ma se con un’attività fisica costante si possono in parte frenare malattie come diabete, arteriosclerosi, ipertensione, possiamo legittimamente pensare che sia importante tenere allenato anche il cervello. Tutto può aiutare ad allontanare la comparsa dei sintomi della demenza o a frenarli: leggere, imparare una lingua, visitare musei, perfino fare le parole incrociate. Non è mai troppo tardi per adottare stili di vita attivi e la comunità ha il dovere di creare le condizioni ambientali perché ciò si realizzi”.

 

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