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Salute

Controllare le scadenze dei farmaci. Ma non sarebbe meglio evitare le giacenze?

Pubblicato: 23/06/2017 alle 8:17 pm   /   da   /   commenti (0)

Dove tenete i farmaci? L’armadietto del bagno, in genere, è il luogo dove vengono riposti. Converrà pertanto che con una certa frequenza (ogni due o tre mesi oppure quando lo spazio comincia a mancare nel solito cassetto) si proceda ad un esame generale di scatole e flaconi per controllare le scadenze e fare il dovuto repulisti.

In genere c’è una certa tolleranza di qualche mese sulla scadenza purché la confezione sia integra.

L’operazione è necessaria affinché magari presi dall’urgenza (un mal di denti, un’emicrania o una improvvisa colica) non si ricorra  al medicinale senza rendersi conto se è ancora nei termini.

Già…la nostra riserva: tutti abbiamo una certa “giacenza” di farmaci. Ma com’è che si accumula questa riserva di farmaci? Escludendo quelli da banco (la classica aspirina o una crema antidolorifica) che teniamo precauzionalmente in casa per i piccoli fastidi a cui possiamo far fronte da soli, il più delle volta la giacenza di farmaci è un “residuo” di prescrizioni mediche dato che le confezioni, in genere, contengono un numero di pillole maggiore a quelle necessarie per la cura. Così avanza quel mezzo blister che non sarà sufficiente per una eventuale successiva circostanza che finirà certamente tra i farmaci scaduti.

Spreco di soldi ed eccesso di rifiuti inutili (e inquinanti) da smaltire. Inevitabile? Mica tanto. Perché? Racconto cosa mi è successo quando mi è capitato di avere bisogno di farmaci all’estero, una volta in Inghilterra e l’altra in Irlanda. In entrambi i casi, anche se a distanza di moltissimi anni, ho trovato lo stesso sistema che mi è sembrato efficacissimo per ridurre gli sprechi.

Il medico a cui mi sono rivolta mi ha fatto una prescrizione che ho portato in farmacia. Lì ho atteso un pochino; la prima volta un po’ di più non essendoci ancora l’informatizzazione. Poi mi hanno consegnato un flaconcino sulla cui etichetta era annotato il nome del prodotto, il mio nome, quello del medico prescrittore  e il numero esatto di compresse necessarie per i giorni di cura previste. Geniale, ed anche semplicissimo! No?

Invece in Italia il Ministero e le ASL, anche per contenere i costi elevati della spesa farmaceutica, ci sollecitano ad un uso oculato e responsabile dei farmaci e poi si ricorre al rincaro dei ticket.

Mi sono sempre chiesta perché non si adotta lo stresso sistema anche qui. Nessuno dei nostri Ministri è mai stato all’estero? O forse Big Pharma è più forte in Italia che altrove? La prima cosa sembra stranissima, la seconda difficile o impossibile, da provare. Ma il dubbio resta.

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