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Approfondimenti

Cervelli in fuga

Pubblicato: 13/12/2016 alle 9:12 am   /   da   /   commenti (0)

Andare via in un’altra Nazione o in un altro Continente e costruire lì vita e carriera ? O fare un’esperienza, breve o lunga, insomma quel che serve, all’estero e poi ritornare nella proprio Paese e ri- partire provando a farcela anche qui?  Insomma parliamo dei famosi cervelli in fuga.

Secondo varie statistiche il trend dal 2012 è in perenne ascesa. Secondo i dati AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) riportati dal Sole 24 ore, nel 2015 sono stati oltre 107.529, di cui 56% uomini e 44% donne.

In aumento la quota della fascia d’età 20-40 anni che è arrivata a rappresentare 54.540 unità, oltrepassando così il 50% del totale dei “fuggiaschi”. 

Le mete sono in gran parte localizzate in Europa: Germania in testa con 16.569, subito seguita da Gran Bretagna (16.500) che è anche la più selezionata dai 20-40enni; poi Svizzera (11.451) e Francia 10.707; ultima Spagna (4.373)  Seguono  Paesi non Europei, primi: Brasile (6.056) e USA (5.314), Australia (2.364).

Ma da quale parte dell’Italia partono? Dalle Regioni più disagiate, quelle del sud? No, le due regioni che guidano la classifica sono la Lombardia (20.088) e il Veneto (10.374), la Campania al settimo posto con 6.827 espatri. Questo dato chiarisce anche che in realtà i flussi migratori sono due: uno dal sud verso il centro nord e l’altro dal nord verso l’estero.

Sempre secondo l’AIRE in totale tra il 2006 e il 2015 sono espatriati 817.000 italiani, che andandosi a sommare a quelli precedentemente emigrati hanno portato il totale dei residenti all’estero ad un totale di 4.811.163.

Nulla si dice, però, delle occupazioni ricoperte da questi emigrati e pertanto il termine “cervelli” per indicare la tipologia di persone che emigrano è forse un po’ troppo generica. Certamente fanno scalpore le tante storie che leggiamo su molta stampa  in cui si racconta di “emigrati” ben felici della loro scelta, che hanno trovato collocazioni soddisfacenti ed idonee alle loro competenze ed aspettative, dopo aver purtroppo riscontrato (e questo è davvero un leitmotiv) le tante e note arretratezze del nostro Paese: nepotismo e/o clientelismo negli impieghi pubblici (e non solo), burocrazia, corruzione, ecc.

Emblematica la storia di Stefano Filippello, “un 27enne piemontese, tornato da Parigi per lanciare la sua idea: una lampada a led, con materiale innovativo e design tutto italiano. Insieme a lui, altri tre ragazzi”. La storia narrata nell’articolo uscito l’11 dicembre sul fattoquotidiano.it (http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/11/torno-dallestero-per-fare-limprenditore-anche-se-allinizio-in-italia-ti-trattano-come-un-ragazzino/3244451/) racconta del suo abbandono del lavoro presso Google per tornare a Torino dove, “grazie ai laboratori dei piccolo e medi imprenditori riusciamo a sviluppare progetti innovativi, senza bisogno di essere delle multinazionali”. E, però, si è dovuto confrontare con diversi problemi. Prima di tutto “con una tendenza tutta italiana di sottovalutare i progetti dei giovani… ti trattano come un ragazzino”.  E poi la famigerata burocrazia che “è davvero un ostacolo quando vuoi metterti in proprio”.

Ma, come si usa dire, “chi la dura la vince”. Perciò auguriamo a lui e a tutti quelli (speriamo tanti) che  seguiranno il suo esempio tanta perseveranza per non demordere mai e … tanta fortuna, che non gusta mai.

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