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Cala l’aspettativa di vita degli Italiani. Cosa ne pensano gli esperti

Pubblicato: 07/02/2017 alle 4:29 pm   /   da   /   commenti (0)

La notizia di un’inversione di tendenza sulle aspettative di vita non è nuovissima. La riprende Massimo Fini in un articolo comparso il 2 febbraio 2017 sul Fatto Quotidiano.

Il dato era emerso dai dati ISTAT dello scorso anno e dalla XIII edizione del Rapporto Osservasalute (2015) , un osservatorio sulla salute che ha sede presso l’Università Cattolica. Si legge: “Per la prima volta negli ultimi 10 anni arretra la speranza di vita alla nascita arretra, con un decremento di 0,2 punti per gli uomini (80,1) e 0,3 per le donne (84,7). Nel Mezzogiorno i valori della speranza di vita si confermano al di sotto della media nazionale”.

Parliamo certamente di decimali anche perché la statistica tende a “spalmare” le differenze tra casistiche, individuali e geografiche, molto diverse. Ma i “trend”, si sa, non hanno una vera e propria capacità  predittiva; sono fatti piuttosto per intravedere una macro tendenza.

I 180 ricercatori che hanno collaborato a questo rapporto operano presso varie Università e istituzioni pubbliche nazionali e regionali e non potevano non mettere l’accento sui costumi, (gli oramai inflazionati “stili di vita”) e soffermarsi su cure, bilanci di salute e di fondi allocati su questo o quel settore, ecc. dal loro specifico punto di vista. Ci informano così che sono calati i fumatori ed anche i bambini in sovrappeso, mentre aumentano gli adulti in sovrappeso ed anche quelli che praticano uno sport. Aumenta l’incidenza di malattie tumorali e diminuiscono “le risorse pubbliche per la sanità e la prevenzione”.
Sul “concetto prevenzione” ci sarebbe molto da dire, ma rimando ad una breve riflessione sul tema trattato in precedente articolo su questo stesso sito.

Insomma questi ricercatori traggono le “loro” conclusioni, e i dati, si sa, si prestano a diverse e molteplici interpretazioni. Ed ecco che il giornalista e saggista Massimo Fini ci dà la sua interessante visione del fenomeno, con l’ironia che lo contraddistingue.

Titolo del pezzo sul Fatto è “Poveri voi, nati dagli anni 70 in poi”. Sul sito www.massimofini.it  diventa “Si muore prima. Nonostante il progresso? No, a causa sua”. E già con questi due titoli abbiamo compreso il suo punto di vista. Ma leggiamo:

Io sono da sempre convinto che la generazione che è nata intorno agli anni Sessanta e ancor più quelle successive abbasseranno la media della lunghezza della vita. (…) In Italia abbiamo avuto e abbiamo straordinari vecchi che hanno vissuto fino a novant’anni e oltre, come Dario Fo, Umberto Veronesi, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, e l’ancora vivissimo Gillo Dorfles. (…) Sono tutti uomini e donne forgiati, fisicamente e moralmente, dalla guerra. Chiunque abbia conosciuto e frequentato persone di quelle antiche generazioni avrà notato la saldezza di nervi con cui affrontano i problemi. Non si mettono a fare il ponte isterico per qualsiasi sciocchezza come i giovani di oggi. Quelli che erano bambini nel dopoguerra non hanno dovuto fare i conti con l’inquinamento industriale e le polveri sottili. Io nei primi anni Cinquanta abitavo in una via periferica di Milano, via Washington, una strada molto larga. Mettevamo le cartelle a fare da pali e quando passava una macchina ci scansavamo (…). Nei Cinquanta si mangiava poco, si tirava la cinghia. L’obeso era un’assoluta eccezione.(…) Se non si prendeva il tram o il filobus si andava di bici o a piedi. E tutti i giochi, a qualsiasi età, erano quasi sempre giochi di movimento. Il “personal trainer” non era stato ancora inventato. (…) I “baby boomers” sono cresciti nella bambagia. Vaccinati praticamente su tutto. Ma basta che si affacci un bacillo o un virus nuovo e sconosciuto che van subito kappaò. (…) C’è poi un fenomeno parzialmente nuovo e inquietante che riguarda soprattutto i lavori impiegatizi e manageriali: le morti per “eccesso di lavoro” che i giapponesi, che l’hanno studiato, chiamano karoshi. In una società sempre più competitiva, globalizzata, dove le aziende si fanno una lotta feroce, chi lavora e costretto a dare sempre il massimo e qualcuno finisce che ci lascia la pelle”.

Questa una breve sintesi dell’articolo di Fini che chi vuole può leggere per intero qui…

Insomma ecco come Fini ci legge le fredde cifre. Con la sua sensibilità, l’esperienza e la capacità di osservazione e scrittura ci disegna uno spaccato niente affatto banale dei mali del nostro tempo e del mondo che viviamo ogni giorno.

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